giovedì 12 ottobre 2017

HO PAURA A LASCIARE LIBERO IL CANE - E SE NON TORNA???


Il problema principale dei problemi che i cani offrono ai loro padroni, sono proprio, ahimè, imputabili ai loro padroni. 
Vuoi perché c'è una mancanza di tempo, vuoi perché non si aspettavano un'impegno del genere, vuoi perché erano abituati al cane predecessore che non dava mai problemi, vuoi tanti altri "Perché". 
Ai giorni nostri, siamo spinti da scelte che forse nemmeno noi vorremmo, ma in qualche modo veniamo influenzati dai media, dal proprio compagno o compagna, dai nostri figli, dall'esigenza di colmare una mancanza, che ci ritroviamo tra strattoni e paure.

Mi guardo bene dal giudicare i detentori, anzi in alcuni casi, scopro persone che ammettono le loro, se vogliamo chiamarle "mancanze", e si impegnano cercado di capire come migliorare la situazione, ed è proprio con detentori di questa "pasta" con cui mi ritrovo a raccogliere le più significative soddisfazioni.

Perché il cane tira? Il cane Tira, come molto spesso ho già scritto, perchè esce poco. Quindi occorrerebbe riorganizzare la propria giornata, per acconsentire al nostro amico a 4 zampe di colmare le sue esigenze, le quali sono:

  • esplorare il territorio
  • raccogliere informazioni per crearsi una mappa cognitiva
  • raccogliere informazioni per crescere e arricchire il suo bagaglio culturale
  • lasciare le proprie informazioni mediante le sue marcature, o deiezioni
  • incontrare situazioni nuove per poter capire meglio il suo sè interiore
  • incontrare propri simili per capire e arricchire un linguaggio che gli permetterà di rapportarsi al meglio in ogni situazione ed evitare magari degli scontri.
  • ultima ma non meno importante COMPLETARE E RAFFORZARE IL RAPPORTO TRA LUI E IL SUO CONDUTTORE.
Se aumentiamo il tempo delle uscite, senza limitarci all'uscita dell'espletamento bisogni, sono certa come il sorgere del sole, che le cose miglioreranno notevolmente, e ve ne accorgerete da tante cose, ma non ve le dico, vi lascio il gusto di provarci e notarle da soli.

Ora parliamo invece del problema che accomuna molti padroni. 
Faccio una premessa, di solito chi viene da me con questo problema, ha il cane con un età che parte dagli 8 mesi e arriva all'anno, anno e mezzo, anzi vi dirò che lavoro tutt'ora con un cane di 9 anni, che è arrivato a me un'anno fà. La richiesta della padrona è stata quella di riuscire a farlo giocare con gli altri cani, perché lui non gioca.

Se vi fermate un'attimo, e fate mente locale, lo capirete anche voi che un cane di 8 mesi si sta avviando verso l'età matura. Gli 8 mesi di un cane equivalgono all'incirca all'età di un ragazzo che sta diventando grande, quindi è come se noi portassimo nostro figlio di 18 anni all'asilo, vi pare normale? 

Un cucciolo deve iniziare subito a relazionare con il mondo, con i propri simili, e con le varie situazioni, e nello stesso tempo, noi dobbiamo imparare a relazionare con lui, e con le situazioni che il nostro cane incontrerà, lasciando quella cosa chiamata "PAURA" a casa ben riposta in un cassetto.

Infatti, la grande maggior parte dei detentori che mi arrivano, sono più o meno disperati della situazione in cui si trovano, lamentando, pur dicendomi che il cane è il più buono del mondo, che non riescono a gestirlo (tira, ha paura dell'ambiente in alcune circostanze, salta addosso alle persone, approccia i cani in modo sbagliato e........la lista si fa lunga).

Questo perché? Perché è venuto a mancare tutto quello descritto sopra.
Come fare dunque? Dopo una conoscenza primaria, dove mi faccio un idea di CHI sia il Cane e il Padrone, inizio con una passeggiata in aperta campagna, di circa due ore, per capire meglio, le reazioni del cane, e quanta volontà e voglia di continuare ha il conduttore. Se manca la voglia al conduttore la partita è persa fin dall'inizio. NON esistono soluzioni semplici, solo IMPEGNO, TEMPO, IMPEGNO, IMPEGNO, IMPEGNO e il Costo della Lezione perché, ogni cosa in questo mondo ha un costo, quindi prima noi ci IMPEGNIAMO, prima risolviamo il problema, e automaticamente RISPARMIAMO, ricordandosi, che tutto quello iniziato, dovrà avere un seguito, dovrete continuare a lavorare voi con il vostro cane, a casa, fuori, perché non è detto che il problema una votla risolto non ritorni. Quindi l'impegno dovrà continuare nel tempo.

Una delle mie prime domande che rivolgo ai proprietari è la seguente: Ha mai lasciato il cane libero a parte le aree cani, di girare in campagna? La risposta più gettonata è NO. Quando chiedo il motivo di quel NO. Spesso dietro alle risposte si cela la PAURA del cane che non torna, del cane che litiga con altri cani, del cane che scappa via per sempre.

Mi domando: ma perché SI deve avere paura di una cosa che magari non è mai successa, da dove nasce questa perplessità? Ma perché il cane non dovrebbe tornare? Allora so di essere io il colpevole di questa mancanza? Ma perché il cane dovrebbe litigare con gli altri? Certo potrebbe succedere, ma forse anche questa è una mia mancanza? E poi perché dovrebbe scappare via per sempre? Credo che qui, la risposta ovvia è: SONO STATO UN PESSIMO PADRONE...

Tutte queste paure, sono legate al problema delle poche uscite, un cane che esce poco, anche dal proprio giardino, avrà una VOGLIA PAZZESCA DI CORRERE, ANNUSARE, ESPLORARE, MAGARI CACCIARE, RELAZIONARE CON GLI SPAZI, CON I PROPRI SIMILI. 

E' solo attraverso le proprie ESPERIENZE CHE IL CANE SI FORMA, se noi lo mutiliamo di questa GRANDE NECESSITA', creeremo un problema a noi, per la gestione del cane, ci impanicheremo di più in quelle situazioni a cui non abbiamo mai preso parte, (ricordatevi che quello che conoscete non lo si temete) e lo creeremo a lui, perché si troverà ad affrontare una situazione nuova, magari con qualche risvolto poco piacevole, come approcciare un cane nel modo sbagliato, oppure non rispondere ai nostri comandi quando c'è un immediato pericolo. Il cane va educato fin da subito, appena arriva a casa, in modo graduale, ma subito.
Ecco perché quel cane di cui ho accennato prima, a 8 anni non giocava con gli altri cani, all'epoca tendeva ad attaccarli essendo cresciuto a stretto contatto con la figura umana, con la quale ha un buon rapporto, mentre rimaneva restio con i propri simili, portandolo ad attaccare quando un suo conispecifico lo avvicinava. Ed è per questo che il gioco non lo conosce, come conosce scarsamente il linguaggio canino, perché gli è stato precluso fin dalla tenera età. Ora dopo 1 anno e mezzo di attività in asilo, mettendolo gradualmente insieme a soggetti, giovani, del sesso opposto, oppure di indole mite, via via incrementando l'età dei cani presentati (cambiando le varie situazioni) ho ottenuto una comunicazione soddisfacente, NON attacca più, ma ha iniziato a inviare chiari messaggi. Per quanto riguarda il gioco, non gioca, ma riesce ad avere un rapporto con gli atri cani in modo pacato, come farebbe del resto un cane dell'età di 9 anni,

In queste sequenze fotografiche, a parte Chuck il meticcio bianco e nero con il quale lavoro da quasi tre anni, per gli altri due, era la prima volta che giravano in campagna liberi di correre e avvicinare altri cani, senza essere legati al padrone mediante guinzaglio.

Quando un cane si trova nella condizione di Libertà,  può decidere se stare accanto al proprio padrone, unico punto di sicurezza o liberi di cercare il contatto con gli altri esemplari, senza nessuna costrizione, ma per propria scelta.


I cani con stupore di qualcuno non si sono allontanati, sono sempre tornati al richiamo, forse solo il maschio bianco, ha avuto un attimo di esitazione nel tornare, ad un richiamo, forse più per paura che il divertimento (libera uscita) fosse finito, ma alla fine nel giusto modo è andato verso il padrone.

Ed è questo che i cani mostrano, si rifiutano di eseguire un comando  ovvero quello del richiamo, perché le libere uscite o sono poche o di orario ridotto, e libertà è uno STIMOLO TROPPO GRANDE da colmare, se il detentore capisse questo piccolo dettaglio, risolverebbe molti dei suoi problemi, e il cane diventerebbe davvero un GRANDE SPASSO DA VIVERE.

Katia Verza










































Foto Autore: Lorenzo Bellesso
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