lunedì 23 aprile 2018

QUANTO INFLUISCE L'UOMO SULLA CRESCITA DEL PROPRIO CANE?



La ricetta per amare nel modo giusto un 4 zampe, comprende i seguenti ingredienti:

1 pizzico di rispetto,
1 pizzico di libertà,
1 pizzico di giusta educazione,
1 pizzico di coerenza,
1 pizzico di fermezza, 
1 pizzico di pazienza.

Prendere tutti questi ingredienti e mescolarli con energia, fin tanto da ottenere una pasta densa e omogenea. 

Si sconsiglia di aggiungere l'ansia, inutili precauzioni, l'intervenire continuamente, il toccarli troppo.

Non ho mai capito,  il motivo che spinge certi detentori a vivere con "l'angoscia della catastrofe" il proprio cane. Mi spiego meglio. Una grande percentuale dei padroni dei miei amici a 4 zampe, vivono il loro cane, con la viva preoccupazione che il cane si faccia male, che faccia del male ad altri cani, che altri cani facciano del male a lui, che corra troppo, che corra troppo poco, che morda senza motivo di causa, che non torni quando si trova libero, e cosi via.

La cosa che io trovo veramente ridicola, è che quando chiedo il motivo di queste preoccupazioni, ovvero chiedo esplicitamente "è mai accaduto?", la risposta il più delle volte è "NO".
Quindi mi domando, " ma se non è mai accaduto che si facesse male, che mordesse, che non tornasse, e così via, perchè vi preoccupate, se il problema non si è mai manifestato?".
Io mi preoccupo, quando un cane, mi manifesta un determinato comportamento più volte di seguito, e quindi devo mettere in atto delle precauzioni in quel contesto, oppure non riproducendo quella situazione. Ma fin tanto che non mi si manifesta il problema, io permetto ai miei cani, di vivere quella esperienza, non precludendogli nulla.

Io capisco, l'ansia da separazione da parte del bipede, quando mi lascia in custodia il proprio cane, anche io ho sempre "quasi mille pensieri", quando mi allontano di casa, ma so anche, che i miei cani sopravvivono tranquillamente anche senza di me, continuando a vivere il loro quotidiano. 

La cosa che mi spiace, che loro non vedano, il danno che  arrecano ai loro cani, quando non ci sono. Vivere sempre a stretto contatto con il proprio animale, 24 ore su 24, portandoselo dietro ovunque, coinvolgendolo in ogni attività - non dico che sia un errore - a lungo andare, si crea una dipendenza dall'uomo, e quando si è costretti dalla vita, ad assentarci dal proprio animale, per una qualsiasi ragione legata a motivi seri - ospedale, eventi, e così via - si mette il proprio animale in condizioni di stress, perchè il punto di riferimento viene a mancare. 

Quando mi trovo davanti a questo tipo di reazione, a me sinceramente si stringe il cuore, il troppo amore, a volte produce effetti indesiderati. 
A mio avviso, vivere bene un cane, significa ogni tanto lasciarlo da solo. Lo stare da solo, lo porterà ad avere un'equilibrio interiore. Se ci pensate bene,  anche voi ogni tanto vorreste andarvene dal solito, ovvero prendere una licenza dal solito quotidiano, dalle solite persone, dal solito panorama, e quando lo fate non è sempre insieme alle stesse persone, anche i membri di una famiglia, si ritagliano momenti in cui si è da soli con se stessi, per riprendere il proprio respiro, per fare le proprie cose, relazionando senza influenze esterne con il resto del mondo, ritrovando "se stessi".

Avete mai pensato, che anche il cane abbia bisogno di altro, e non solo la vostra compagnia? Non dimenticate che quando il Nostro Signore lo creò, lo mise insieme ai suoi simili, e non insieme all'uomo, il dopo è un'altra storia.

Quando lavoro con soggetti troppo influenzati dall'uomo, riscontro i soliti problemi: 
difficoltà ad interagire con i propri coinspecifici, o troppo esuberanti o troppo diffidenti, rischiando di sfociare in zuffe, diffidenti con le persone, e quindi mi ritrovandomi ad avere un problema di ubbidienza e di ascolto - un cane diffidente non ascolterà mai un richiamo, un comando, la paura predomina l'azione - abbandono parziale del cibo, tendente alle fughe - il cane cerca di scappare per allontanarsi da quella nuova situazione.

Ora immaginate come possa vivere questo problema, essendo io la responsabile di quell'animale?  Vero io attuerò determinati comportamenti, metterò in campo determinati presidi di contenimento, ma non sarebbe bello saperlo, tranquillo, sereno con se stesso? Avete mai pensato a quanto il vostro modo di viverlo, influisce sulla crescita del vostro animale? 

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Autore fotografico - Katia Verza
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